Campagna Raccolta Fondi C.A.DO.M. 2017

 

si-puo-fa-re-2SI-PUO’-FA-RE!

CON NOI CONTRO LA VIOLENZA

DA CIMA A FONDO

Abbiamo scelto queste parole quale slogan della Campagna di Raccolta Fondi 2017 della nostra Associazione per sollecitare tutti coloro che condannano la violenza a parole, a non tollerarla più, nemmeno nei fatti.

Ad ogni femminicidio ci indigniamo e lo facciamo continuamente, mediamente una volta ogni tre giorni in Italia ma il fatto di cronaca, spesso raccontato in modo spettacolare e distorto, è solo la punta di un iceberg sotto il quale c’è un mondo di umiliazione sommersa, quel mondo che ci raccontano le circa 300 donne che ogni anno accogliamo nel nostro territorio. Le tragedie che assumono gli onori della cronaca non sono fatti eccezionali ma solo l’estrema conseguenza della cultura che continua a giustificare, a minimizzare ciò che avviene nella quotidianità di una donna su tre in Italia: ciascuno nelle proprie relazioni amicali, familiari o anche professionali può contribuire ad alimentare questo fenomeno oppure può assumere un ruolo attivo.

La violenza si nutre del silenzio di chi sta intorno agli attori principali del maltrattamento, dei loro occhi che passano oltre, del pregiudizio che la violenza in una relazione sia un fatto privato, che non ci riguarda personalmente, da sempre ci diciamo ‘tra moglie e marito non metter dito’: questo modo di guardare diventa terreno fertile per il nascere e prosperare e il tramandarsi di padre in figlio di atteggiamenti maltrattamenti e violenti.

Se vogliamo un cambiamento strutturale, se vogliamo guardare ai rischi reali ai quali vanno incontro le nostre figlie, amiche, colleghe, se vogliamo essere CONTRO LA VIOLENZA DA CIMA A FONDO, allora dobbiamo puntare lo sguardo ed imparare a riconoscere i segnali che quella relazione sta diventando violenta.

Boicottaggio di qualsiasi iniziativa sociale della donna e progressivo isolamento dalla rete amicale e spesso anche da quella familiare, controllo ossessivo di ogni aspetto della vita della donna, atteggiamenti di gelosia indiscriminati verso qualsiasi relazione (amici, colleghi, sconosciuti) con maschi nell’ossessione e sospetto continui, paura, confusione, vergogna negli occhi di chi sta subendo in nome di un amore così grande da annullare.

I segnali ci sono sempre e tutti dobbiamo esserne consapevoli e riflettere sul ruolo che ciascuno degli attori svolge nella relazione affinché la stessa diventi progressivamente una relazione sempre più violenta. La donna non è solo vittima inerme, l’uomo può essere rispettoso della partner senza perdere in identità ed insieme possono cercare di trovare un nuovo modello di relazione rispettoso per entrambi, gli amici o i familiari possono aiutare chi sta vivendo questo disagio a prendere consapevolezza di quello che sta accadendo.

Dalla nostra esperienza quotidiana sappiamo che la presenza salda e il sostegno non giudicante della rete amicale e familiare rendono il percorso di uscita dalla violenza più spedito.

Andremo a portare questo messaggio in primo luogo là dove pensiamo sia opportuno investire i nostri sforzi: nella scuola, tra gli adulti di domani, in un contesto in cui la persona fa le sue prime esperienze significative di incontro con l’altro, adulto o pari, matura e sperimenta modalità personali di relazione. Là dove la violenza è già presente con forme diverse, minacce e ricatti.

Lo faremo con un mezzo particolare e coinvolgente: uno spettacolo di Teatro Forum nel quale i ragazzi saranno chiamati a sperimentare uno sguardo diverso su alcune dinamiche violente di cui sono spettatori usuali ed ad agire sostituendosi agli attori per cambiare in qualche modo ciò che sta succedendo sulla scena, per cambiare il finale di quella storia.

Il 3 e 4 novembre saremo con la Compagnia Teatrale PartecipArte nell’Aula Magna dell’Istituto Statale D’Arte di Monza per lo spettacolo AMORE MIO. Lo spettacolo sarà replicato il 3 novembre 2016 alle ore 21:00 al Teatro Binario 7 di Monza e sarà aperto al pubblico.

Per tutto il mese di novembre alcune operatrici C.A.DO.M. saranno presenti con Sportelli informativi a disposizione dei ragazzi e del personale docente e non docente che volesse saperne di più su quello che possiamo fare noi e anche su quello che loro possono fare.

Tutti abbiamo un ruolo da giocare nella prevenzione e tutti possiamo essere cittadini attivi cominciando a formarci un pensiero consapevole e informato sul fenomeno del maltrattamento e sul ruolo che i Centri Antiviolenza come il C.A.DO.M svolgono sul territorio sia per le donne maltrattate che per il pubblico.

Anche tu LO-PUOI-FA-RE!

  • puoi agire oltre ad indignarti perché la violenza non è un fatto privato
  • puoi chiedere aiuto a C.A.DO.M se non sai come fare
  • puoi sostenerci, con una donazione minima di €.20 (€.15 se sei uno studente/ssa) riceverai la nostra T-shirt “si -può-fa-re!” e la Tessera Amici C.A.DO.M. 2017. Presentando la TESSERA AMICI C.A.DO.M. 2017 presso alcuni esercizi commerciali del territorio avrai diritto ad alcune agevolazioni.

Se vuoi saperne di più vai alla pagina dedicata

Campagna di Raccolta Fondi C.A.DO.M.

 

I Centri Antiviolenza della Rete Artemide

foto Cadom (1)Rivolgiti ai Centri Antiviolenza di Monza, Brugherio, Lissone, Vimercate e agli sportelli informativi di Desio e di Seregno,

che fanno parte della Rete Artemide:

in collaborazione con le forze dell’ordine,

il servizio sanitario, i servizi sociali dei Comuni

della provincia di Monza, possono aiutarti offrendoti ascolto,

accoglienza, consulenza legale,

sostegno psicologico, alloggio d’emergenza,

proteggendo la tua sicurezza,

accompagnandoti ai servizi che ti occorrono.

qui trovi gli indirizzi

Violenza contro le donne: Non sei da sola

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La violenza contro le donne: come si manifesta

I maltrattamenti contro le donne hanno luogo quasi sempre all’interno delle mura domestiche e gli aggressori più probabili sono il partner, un ex partner o altri uomini conosciuti.
La violenza si presenta in varie forme non sempre facilmente identificabili: i maltrattamenti non sono solo fisici o sessuali, ma anche psicologici ed economici.
La violenza si sviluppa in modo graduale, quasi sempre crescente e ciclico.
Gli episodi violenti crescono di intensità nella vita quotidiana fino allo scoppio della tensione, a cui segue un periodo di calma fino all’episodio seguente: minacce, aggressioni verbali, umiliazioni, percosse, omicidio.

Dopo l’episodio di violenza il maltrattante quasi sempre si calma e vuol «farsi perdonare» giurando che non succederà più, ma non sarà così.

La speranza che il partner cambi, che tutto «torni come prima», è spesso la ragione principale che tiene per anni le donne vittime di maltrattamenti al fianco del partner violento.

La donna che subisce maltrattamenti spesso fatica a riconoscere che ciò che sta vivendo è violenza. Tenderà a minimizzare, sentirsi in colpa e nascondere ciò che le sta accadendo vivendo in uno stato d’ansia e profondo disagio psicologico.

La violenza contro le donne rappresenta una delle principali cause di morte delle donne in tutto il mondo senza distinzione d’età, livello d’istruzione o classe sociale.
In Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna per mano del proprio partner attuale o ex.

In Lombardia, nel 2015 3.950 donne si sono rivolte a un centro o a un servizio antiviolenza. Il 63,2% è di cittadinanza italiana, il 6,3% appartenente alla UE e il restante 30,5% proviene da paesi extra-UE. Hanno un’età media di 40,5 anni, circa il 60% sono donne sposate o conviventi e il 48, 7% ha almeno un figlio o figlia minorenne. Nella maggioranza sono donne istruite, con una scolarizzazione medio-alta, e più del 50% ha un’occupazione.

Nel 59% dei casi il maltrattante è un coniuge, un convivente o un fidanzato, nel 20,8% un ex-marito, ex-convivente, ex-fidanzato. Sono venute a conoscenza del centro soprattutto attraverso internet (17,1%) o dalla rete di parenti o conoscenti (15%).

Nei due terzi dei casi sono state le stesse donne a effettuare il primo contatto. Il primo contatto della donna è volto perlopiù a ottenere informazioni generiche (50,6%), la richiesta di informazioni legali (43,8%), il semplice ascolto (43,7%), e, in misura inferiore, l’ascolto psicologico (23,7%).

Il 62% delle donne prese in carico nel 2015 sono in contatto con almeno un soggetto della Rete territoriale antiviolenza: carabinieri (25,8%), assistente sociale comunale (19,1%), pronto soccorso (14,2%), consultorio (6,9%) e pubblica sicurezza (6,4%).

Nel 59% dei casi, l’autore dei maltrattamenti è il partner (coniuge, convivente o fidanzato).

Le forme di violenza subita dalle donne sono multiple: violenza psicologica (73,3% delle donne nel 2015), violenza fisica (66%), violenza economica (26,2%).

 

ISA – Autovalutazione del rischio

logo cadom simbolo

 

“In nove casi su dieci, se si valuta il rischio correntemente, è possibile capire se ci sarà un’escalation della violenza – spiega la prof.ssa A.C.Baldry. Esiste un preciso protocollo che identifica la probabilità di abusi domestici, il SARA. È un acronimo: “Spousal Assault Risk Assessment”, valutazione del rischio di violenza tra coniugi. Si tratta di un elenco di fattori che fanno riconoscere gli uomini propensi a ripetere e aggravare i maltrattamenti e le donne più esposte ad abusi gravi.” 

 Il SARA è diventato anche in un questionario anonimo disponibile online, che chiunque può fare. Qui il link. Lo ha realizzato il Cesvis, il gruppo di lavoro di Baldry al dipartimento di Psicologia della Seconda Università di Napoli, con l’associazione Differenza Donna e il progetto europeo Dafne.

 

 

5×1000 . 2016

5 x 1000.2016

Orari di apertura

Il centralino - 039/2840006 - è aperto:

MARTEDÌ
mattina 9,00 – 12,30
pomeriggio 15,00 – 18,30

MERCOLEDÌ
mattina 9,00 – 12,30
pomeriggio 15,00 – 18,30

GIOVEDÌ
mattino 9,00 – 12,30
pomeriggio 14,30 – 18,30
sera 20,30 – 23,30

Dal Lunedì alla Domenica è in funzione al numero 039/2840006 la segreteria 24 ore su 24. Gli incontri si fanno previo appuntamento telefonico

Per le emergenze chiamare il 1522