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Violenza sulle donne. In che Stato siamo?

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Le raccomandazioni del Consiglio d’Europa all’Italia per dare effettiva attuazione alla Convenzione di Istanbul.

Parliamo di finanziamenti, raccolta dati e anonimato

 

7 maggio 2020 – Con due nuovi video in diffusione sui social e disponibili su Youtube, nella prima tappa della campagna “Violenza sulle donne. In che Stato siamo” D.i.Re mette a fuoco i problemi legati

  • al finanziamento pubblico per centri antiviolenza e case rifugio (https://www.youtube.com/watch?v=HxfMSJ1YJ6w), che continuano a non avere una programmazione stabile e prevedibile così da assicurare la continuità dei servizi. I fondi inoltre sono erogati attraverso le Regioni con criteri non omogenei e ulteriori ritardi;
  • alla raccolta dati e all’anonimato (https://www.youtube.com/watch?v=kQyhUTfg8Q8), considerato che già in una regione, la Lombardia, i fondi del Piano nazionale antiviolenza sono erogati solo ai centri antiviolenza che forniscono il codice fiscale delle donne accolte, una pratica criticata dal GREVIO perché mette a rischio la loro sicurezza.

Il 13 gennaio scorso il governo italiano ha ricevuto il Rapporto sull’Italia del GREVIO, il Gruppo di esperte sulla violenza del Consiglio d’Europa, frutto del monitoraggio effettuato tra il 2018 e il 2019 sull’applicazione della Convenzione di Istanbul sulla violenza di genere e la violenza domestica nel nostro paese.

Per un anno con la campagna Violenza sulle donne. In che Stato siamo? lanciata l’8 marzo, D.i.Re – Donne in rete contro la violenza porta a conoscenza dell’opinione pubblica le raccomandazioni del GREVIO, perché molte sono ancora le criticità che rendono inefficace la Convenzione di Istanbul nel nostro paese, nonostante sia in vigore dal 2014.

Le raccomandazioni del GREVIO allo Stato italiano sono chiare:

  • i finanziamenti vanno assicurati in maniera continua, stabile e prevedibile, possibilmente attraverso procedure dirette, destinandole ai centri antiviolenza che rispettano i criteri previsti dalla Convenzione di Istanbul, vale a dire che includano, servizi quali le consulenze legali e un sostegno psicologico, un’assistenza finanziaria, alloggio, istruzione, formazione e assistenza nella ricerca di un lavoro (qui le raccomandazioni nel dettaglio)
  • la raccolta dati deve rispettare le disposizioni sulla protezione dei dati personali (qui le raccomandazioni nel dettaglio).

Come primo passo, D.i.Re chiede che siano rivisti i criteri minimi per la qualificazione dei centri antiviolenza previsti dall’Intesa Stato-Regioni del 2014 al fine di renderli coerenti con le disposizioni della Convenzione di Istanbul, evitando così anche la polverizzazione delle risorse verso strutture che non assicurano un supporto alle donne completo, dall’accoglienza all’autonomia.

L’invito per il pubblico è a condividere i due video e far sentire la propria voce, affinché il Governo italiano dia seguito alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa con una risposta di sistema al fenomeno della violenza contro le donne, emergenza quotidiana che nemmeno la pandemia Covid-19 ha fermato.

 

Ufficio stampa: Cristiana Scoppa, +39 339 1488018 – c.scoppa@direcontrolaviolenza.it

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