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RICORDO DI LIDIA MENAPACE – 07.12.2020

Una partigiana

“Non sono una ex partigiana, sono una partigiana, perchè non si smette mai di essere partigiani”; queste più o meno le parole di Lidia Menapace in una recente intervista. Per me, che l’ho conosciuta negli anni novanta, era una partigiana…delle donne, decisamente e lucidamente schierata dalla parte delle donne. Lucida appunto e coerente nelle sue battaglie per le donne e con le donne, ed estremamente disponibile, tanto da accettare il nostro invito a Fontanella, nel 1997, per una giornata di approfondimento sul femminismo. Il nostro era allora solo un piccolo gruppo di donne, ancora poco conosciuto, con un progetto ambizioso, quello di costruire un Centro antiviolenza. L’incontro con lei è stato prezioso e determinante per la formazione della nostra identità di volontarie al Cadom. E ci ha accompagnate anche dopo nel nostro percorso: nel 2004 è venuta a Monza alla presentazione del nostro libro “Uscire dal silenzio” sull’esperienza dei primi 10 anni del Cadom, libro che aveva letto con attenzione, scrivendone la prefazione. 

Instancabile e determinata, la ricordo anche come una donna semplice e diretta che aveva apprezzato e mangiato con gusto le seadas… che Mimma aveva preparato per noi.

Riconoscendo la novità e la professionalità del nostro approccio metodologico al fenomeno della violenza domestica, Lidia ci ha fatto sentire orgogliose e fiere di ciò che avevamo costruito e stavamo sperimentando.

Bona

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Ho conosciuto Lidia Menapace durante una giornata di formazione, in cui diede prova di competenza, serenità e fermezza nelle sue convinzioni di donna indipendente, pacifista, forte di una straordinaria storia personale. Ho avuto l’onore di averla ospite, quando venne a Monza per presentare il primo libro scritto dalle volontarie del Cadom: io, emozionata, lei serena, curiosa e…golosa!

Un pranzo “sardo”, con chiusura di seada, preparata su sua richiesta. Una donna anziana, tenera, capace di apprezzare, in compagnia, anche le piccole cose “normali”, come il buon cibo, senza venir meno alla sua lucidità e alla sua grande umanità.

Mimma

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Ho conosciuto Lidia Menapace negli anni 70. Frequentavo il Circolo culturale giovanile di Bussero, piccolo paese del territorio della Martesana, dove spesso Lidia, impegnata politicamente in un partito di sinistra, veniva invitata a parlare su temi dell’attualità socio-politica del nostro paese.

Le sue lunghe e argomentate conversazioni partivano sempre da un contesto storico che affondava le radici nel passato per poi focalizzarsi sul presente che, in quegli anni, era assai complesso e variegato.

Pur avendo delle posizioni chiare e coerenti col suo credo politico, Lidia era sempre disponibile al dialogo e al confronto rispettoso delle altrui opinioni.

Con la sua grande capacità comunicativa affascinava la platea dei giovani che, da insegnante universitaria, lei prediligeva e della cui formazione socio-culturale si sentiva responsabile.

Erano serate di scambio e partecipazione assai vivaci perché lei, persona di grande cultura, si poneva alla pari con il pubblico eliminando ogni possibile soggezione.

Fu proprio per la sua intensa cittadinanza attiva e la sua capacità di mediazione che, negli anni ‘90 in un momento in cui all’interno della nostra Associazione eravamo alle prese con le tematiche del femminismo e del senso da dare al nostro impegno nel C.a.do.m, la invitammo come moderatrice in una nostra giornata di studio nel Centro Culturale di Fontanella. Fu a lei che nel 2005 chiedemmo di scrivere l’introduzione al libro “C.a.do.m – Rompere il silenzio”, in cui abbiamo raccontato l’esperienza del nostro Centro.

Come donna e come socia del C.a.do.m devo a Lidia Menapace grande gratitudine e la ricorderò sempre con affetto e ammirazione.

Giuliana

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