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D.L. n.11 23/02/2009

Dalla ricerca ISTAT su violenza e maltrattamento del 2006 emerge che più di 2 milioni di donne in Italia hanno subito stalking (comportamenti persecutori).

Nel decreto legge n. 11 (peraltro non condivisibile e criticabile sotto altri profili) ci sono anche le norme sullo stalking. Le nuove norme sugli atti persecutori facevano parte di uno specifico ddl, che aveva avuto l’approvazione di un ramo del parlamento (la Camera) a metà febbraio con un approccio bipartisan e con l’appoggio trasversale delle donne di maggioranza e opposizione.

Il testo approvato dalla Camera aveva accolto una serie di rilievi e istanze presentati da  parlamentari vicini all’ approccio di “genere”. Ecco nel dettaglio le norme sullo stalking.

E’ stato introdotto nel nostro codice penale il c.d. reato di “Atti persecutori” (art 612 bis) Si prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque «molesta o minaccia taluno con atti reiterati ed idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero a ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.

Le aggravanti. La pena aumenta se a “molestare” è il coniuge, anche se separato o divorziato, o il convivente o il fidanzato (anche ex). Si prevede più carcere anche se la vittima è un minore o un disabile o una donna incinta e se gli atti persecutori sono stati commessi usando armi, o da ‘persona travisata.

Querela e procedibilità d’ufficio. Il delitto è punito sempre a querela di parte. Ma si può procedere d’ufficio se il reato è commesso nei confronti di un minore o di un disabile e anche quando il molestatore era già stato ammonito dal magistrato.

Ammonimento. Prima di presentare querela, la vittima può anche raccontare il suo “calvario” alla pubblica autorità chiedendo che questa ammonisca il responsabile degli atti persecutori. Il Questore, nel caso ritenga fondata la denuncia della persona offesa, ammonisce oralmente l’accusato e lo invita a tenere una »condotta conforme alla legge«. Se la persecuzione continua, il magistrato potrà procedere d’ufficio contro di lui.

Divieto di avvicinarsi. Il giudice può intimare all’imputato di non avvicinarsi ai luoghi normalmente frequentati dalla vittima, o quanto meno di mantenersi a distanza; il divieto può durare anche fino ad un anno. Al molestatore, infine, si può vietare anche di comunicare con qualsiasi mezzo, non solo con la vittima, ma anche con i prossimi congiunti.

Il numero verde. Rifinanziato il numero verde nazionale 1522, per fornire una prima assistenza psicologica e giuridica e per indirizzarle presso gli sportelli allestito nelle questure.

Obbligo di informazione. Forze dell’ ordine, presidi  sanitari e istituzioni pubbliche hanno l’obbligo di fornire alla donna info su centri antiviolenza della zona e – a richiesta – metterla in contatto.

Ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione dei delitti di violenza sessuale, atti sessuali con un minorenne, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori.

Estesa l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere e la conseguente esclusione dai domiciliari per i delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, turismo sessuale, violenza sessuale esclusi i casi di minore gravità, atti sessuali con minorenne e violenza sessuale di gruppo. Arresto obbligatorio in flagranza per i casi di stupro, con conseguente possibilità di procedere con rito direttissimo e celebrare il processo anche nell’arco di 48 ore.

Patrocinio gratuito a spese dello Stato per tutti coloro che subiscono violenza sessuale,a prescindere dal reddito.

Orari di apertura

Apertura CON APPUNTAMENTO - 039/2840006

MARTEDÌ
mattina 9,00 – 12,30

MERCOLEDÌ
mattina 9,00 – 12,30
pomeriggio 14,30 – 18,00

GIOVEDÌ
mattina 9,00 – 12,30
pomeriggio 14,30 – 18,00
sera 20,00 – 23,30

Dal Lunedì alla Domenica è in funzione al numero 039/2840006 la segreteria 24 ore su 24

Per le emergenze chiamare il 112