Il Cadom nasce nel 1994 a Monza, sulla base dell’esperienza decennale della Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano (Cadmi).

E’ stato fondato da un gruppo di donne di varie età e di estrazione politica, culturale e professionale diversa, accomunate dal desiderio e dalla volontà di agire concretamente contro la violenza sulle donne e di costruire un luogo dove sperimentare nuove modalità di relazioni interpersonali e dove elaborare riflessioni e interpretazioni della realtà al femminile, per avviare un processo di cambiamento, anche nella società, nei rapporti tra le persone e nella direzione del rispetto, della solidarietà e della libertà.

Dopo un anno di incontri, di indagini sul territorio, di studio e di formazione sul fenomeno del maltrattamento sulle donne, il gruppo elaborò uno statuto, si costituì ufficialmente in Associazione e, ad ottobre, aprì il Centro a Monza.

La ricerca di una sede rese evidente la scarsa conoscenza del fenomeno della violenza sulle donne da parte delle istituzioni del territorio e la necessità quindi di attivarsi per cercare finanziamenti anche da privati. La prima sede venne infatti trovata grazie alla disponibilità del centro culturale Bachelet, che offrì al Cadom di condividere l’uso dei suoi locali. Il lavoro del Centro si focalizzò inoltre, fin da subito, sulla ricerca di valide professioniste (psicologhe ed avvocate) che aderissero alla nostra proposta aiutandoci con il loro contributo professionale.

Se il primo obiettivo dell’Associazione era quello di accogliere le donne maltrattate, costruendo con ciascuna di loro un percorso di uscita dalla violenza, diventò subito chiaro che era necessario indagare e intervenire sul contesto socio-culturale nel quale la violenza nasceva, promuovendo sensibilizzazione e conoscenza del fenomeno all’esterno dell’Associazione, anche a livello istituzionale.

I due livelli di impegno, all’interno dell’Associazione con la formazione permanente delle volontarie e all’esterno con gli incontri di informazione e sensibilizzazione, portarono le volontarie del Cadom alla definizione di un progetto politico dentro il quale tutte si sentissero rappresentate e che diventasse presentazione inequivocabile all’esterno.