Per diventare volontarie al Cadom è necessario frequentare un corso che, tra lezioni teoriche- esperienziali e tirocinio dura all’incirca un anno; un tempo necessario per acquisire gli strumenti per diventare un’operatrice competente ed accogliente, ma anche per verificare, strada facendo, le proprie capacità di affrontare un tema così complesso e coinvolgente e non ultimo per conoscere il gruppo e farsi conoscere dal gruppo delle volontarie già operative con cui si andrà a collaborare.

La partecipazione alla formazione per  volontarie e specialiste (avvocate e psicologhe) è dunque la “conditio sine qua non “ per diventare volontaria Cadom,

In seguito le volontarie che aderiranno al Progetto Politico, verranno inserite nei diversi turni di centralino d’accoglienza (un turno settimanale di 4 ore). Si richiederà quindi la presenza obbligatoria alla supervisione mensile (2 ore serali) e alle riunioni settimanali, sempre serali, di aggiornamento, di organizzazione e di formazione. Saranno invitate a partecipare ai diversi progetti, via via elaborati dall’associazione, secondo le loro competenze e le loro disponibilità.

Gli obiettivi della formazione per le nuove volontarie sono: la conoscenza del fenomeno del maltrattamento intrafamiliare; le cause della violenza; l’esercizio  del potere e del controllo; le conseguenze della violenza domestica; la violenza assistita; la metodologia, le tecniche della comunicazione e dell’ascolto.

La metodologia e le tecniche della comunicazione in breve

Partiamo dal presupposto che ogni donna, maltrattata o no, abbia in sé tutte le risorse di cui necessita e che si possa interagire solo attraverso la relazione, cioè entrando in rapport con lei, in modo che possa avviare un processo di autoesplorazione per aver chiara consapevolezza del maltrattamento subito e della propria mappa del mondo (cioè come lei interpreti la situazione, gli accadimenti, come orienti le sue scelte).  Nell’incontro richiesto e programmato, l’operatrice attua un ascolto “attivo” cioè basato sull’empatia, il non giudizio, su un’accettazione incondizionata, così da instaurare un clima di fiducia che facilita la donna ad aprirsi e ad intraprendere un cambiamento.

L’operatrice verrà supportata anche da alcune tecniche apprese durante il corso:

  • la P.N.L.(programmazione neurolinguistica): osservazione del linguaggio verbale e utilizzo del metamodello (serie di domande specifiche atte ad ampliare la mappa del mondo della donna);
  • l’ascolto passivo (basato sull’osservazione del linguaggio del corpo);
  • il rispecchiamento (tecnica che consente alla donna di fidarsi, perché si utilizza un comportamento che le è consono);
  • la riformulazione (tecnica che permette alla donna di sentirsi ascoltata e compresa e quindi motivata ad esprimersi senza sentirsi mai giudicata).

La nostra formazione metodologica fa riferimento a 3 autori principali: Paul Watzlawich, Carl Rogers e Roger Mucchielli (psicologi, psicoterapeuti, esperti di comunicazione) e ad alcune tecniche particolari da loro ideate e sperimentate.